#invitieminimisforzi

 Come a molte persone che in qualche momento della loro vita hanno vinto un dottorato in qualche università italiana, mi è stato chiesto talvolta di tenere una comunicazione, una conferenza, o una “lecture” come si dice in inglese, che riguardasse il contenuto del mio progetto di ricerca; altre volte mi è stato chiesto invece di fare una lezione su materie di cui avessi comunque competenza.

 Ora, come ognun sa, quando si fa un dottorato e si percepisce un contributo mensile per borsa di ricerca, allora, va tutto bene, perché il lavoro che richiedono quelle comunicazioni, conferenze, lectures, lezioni, si ascrive alla pratica didattica e alla comunicazione scientifica, che possiamo considerare parte integrante del corso di dottorato; il problema si pone, però, quando un gentile invito vi arriva allorché il dottorato l’avete finito, e con esso il contributo mensile.

Il problema si pone ancor più allorché, oltre a dover impegnare un tempo di lavoro, nell’opera che vi è stata gentilmente richiesta, dovete metterci sopra un biglietto di Freccia Rossa andata e ritorno attraverso mezza Italia, per lungo; e quando, una volta arrivate, dovete pagarvi un ricovero. È allora che provate a considerare l’eventualità di accettare il gentile invito come una vacanza: una vacanza per cui dovreste prepararvi lavorando, per confezionare una lezione, e durante la quale dovrete lavorare, tenendo una lezione.  

Inutile dire che il contraccambio virtuale, costituito dal poter aggiungere una voce di curriculum, rappresentata da quella lezione, conferenza, comunicazione, non riveste mai un’importanza determinante, se avete ancora percezione dei dati di realtà, ma che è sempre più importante il rapporto di stima reciproca, oppure di stima e amicizia reciproche, che avete con la persona da cui proviene il gentile invito: insomma, me lo ha chiesto X, e perciò sarà, e di fatto è, una manifestazione di stima, anche quando vi siano rapporti di amicizia, e allora, che fare? Come rifiutare una tale attribuzione di merito? E va bene, sarà un lavoro non retribuito, non sarà una pubblicazione, ma per una volta, si può fare: si può fare l’esperimento “una tantum”.

Ed è a questo punto che incomincia il vostro bilanciamento precosciente tra impegno e risultato: avete a disposizione il vostro capitale, che è la vostra formazione (conoscenze e capacità) dovete solo impegnare la vostra forza lavoro, qualificata dalla disponibilità di quel capitale immateriale, e dovrete farlo usando gli strumenti materiali che avete a disposizione. Ma qui viene il bello, perché per risparmiare sul tempo di lavoro, dovrete accorciare il tempo di approvvigionamento degli strumenti materiali, e cioè farvi bastare quelli che avete a portata di mano: il vostro “personal computer” e i vostri libri, perché andare per biblioteche, per procurarvi immagini più belle e più grandi che pria, aumenterebbe il vostro tempo di lavoro.

Pertanto, prendete un pomeriggio, che per me, per esempio, comincia sempre non prima delle quattro e, tenendo come traccia il percorso logico e didattico che avete in testa, procedete a scansionare immagini dai libri della vostra biblioteca; s’intende che talvolta sarà la biblioteca cartacea, e talaltra quella digitale (anche qui, la priorità e la prevalenza dipendono da tempi di approvvigionamento: ricerca, individuazione, copia, adattamento). Orbene, vedrete che la cernita ulteriore e dipoi il montaggio di un “power point” vi prenderanno tutta la notte; ma non basterà, e pure nelle cinque ore di viaggio in treno continuerete montaggi, rimontaggi, testo, didascalie, animazioni. Certo, le immagini avrebbero potuto essere più belle, ma ci avreste messo molto più tempo: un tempo che non avevate. Certo la selezione del materiale esemplificativo avrebbe potuto essere più completa, più nutrita, o più equilibrata, ma ci avreste messo molto più tempo: un tempo che non avevate. Certo, gli effetti di animazione avrebbero potuto essere più attraenti,  ma ci avreste messo molto più tempo: un tempo che non avevate. Perché dovrete ricordarvi sempre che state lavorando “gratis et amore scientiae et amicorum”. E dunque, se il vostro pc sarà sopravvissuto indenne al viaggio in treno, balzellando sul piano ribaltabile, davanti alla vostra poltrona di un Frecciarossa saettante su sede ferroviaria attardata, potrete tirare un sospiro di sollievo, all’arrivo, pensando: devo solo rivedere, e poi sono pronta. Adesso però sarete prese dall’emozione della lochéscion, e alla vostra lezione ci penserete il giorno dopo.

Questa dinamica, così descritta, potrà innescarsi soltanto una seconda volta: ovvero, se qualche anno dopo sarete richieste, putacaso, di una bella presentazione delle vostre personali ricerche, e con finalità didattiche, ecco che cadrete di nuovo in tentazione, e non saprete resistere dall’intraprendere l’identico percorso. Perché? Ma perché questa volta penserete: ehhhh… ma questa qui la devo fare, e poi, dovrò soltanto cercare tra i millemila miliardi di materiali che ho usato per le mie ricerche, e che ho già pronti!!! E poi, ancora, come faccio a dire di no proprio a questa sì cara persona? Ahahahah. Stessa sceneggiatura: cambierà solo la qualità delle immagini in “power point”, perché saranno già le vostre.

  Il ciclo delle ripetizioni, però, avrà una fine e, se sarete fortunate, la fine sarà decretata dalla terza gentile richiesta, a patto che si verifichino circostanze favorevoli: massimamente favorevole è la circostanza del trovarsi in vacanza in luogo ameno, ove la richiesta vi sarà posta nei termini di un aiuto da prestare in emergenza; tuttavia, l’occasione vacanziera e la bella stagione vi faranno propendere per valutare come irrilevante la vostra adesione alla richiesta medesima. E tale valutazione, finalmente libera da pregiudizi, vi consentirà di declinare la gentile proposta, opponendo alla persona di cui avete stima ed amicizia immutate, un amichevole diniego, formulato nei termini di un registro altrettanto amichevole e che, in quanto tali, non sarebbe il caso di trascrivere in questo “vademecum”. Tutto si risolverà in bellezza e bontà, dato che, declinato l’invito, e deposti gli intenti didattici, ve ne andrete finalmente a cena in qualcuno dei tipici ristoranti del luogo, come spetta a chi si trovi in vacanza.

E pertanto, ora sì, che potremo concludere: all well that ends well!!!

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